Entro al pub, dove uno di nome Francesco si esibisce con la sua band. Cantano qualcosa, le mie antenne sono occupate a prendere le misure del locale collocare le persone cercare un posto per me e per i soci.
Mi guardo intorno alla ricerca di un tavolo libero dall’umananza che si aggira col fare del venerdì. Quel fare basato sull'idea che il weekend è appena iniziato e quindi probabilmente non finirà mai. Mi guardo intorno e mi dirigo al bancone. Sulla mia traiettoria ecco che appare uno che detesto e mi darei a testate nel muro per non averlo visto da lontano e guadagnato l’uscita, correndo.
Sperando che nella penombra delle pareti nere lui non mi veda, con nonscialans mi dirigo alla cassa insieme a mia cugina. Per precauzione indosso il mantello dell’invisibilità. Ma è inutile. Lui, l’indesiderato, mi vede, col suo bicchiere di vino e l’alito discutibile. Mi saluta stritolandomi la mano. Mentre lo maledico e mi massaggio e falangi indolenzite, mi dice che sto bene con i capelli corti. Me lo dice prendendomi forte per l’avambraccio e tirandomi verso di sé.
In fila alla cassa, mentre lui mi parla non respiro per non sentirne l’odore, faccio cenni per fargli intendere che sono lì con uno scopo preciso, ordinare.
-Posso offrirti qualcosa?, mi fa.
-No grazie. Guardo mia cugina - Tesoro che prendi?
Lui mi trattiene per il braccio stringendolo come se fosse un capitone che minaccia di sgusciare via.
-Ti devo parlare.
-Adesso?
Mi giro verso mia cugina palesando fastidio -Una vodkalemon, fa lei.
-Ok, dico al cassiere che mi guarda impaziente -Una vodkalemon e un cubalibre.
-Un cubalibre o un havanaecoca?, Ribatte lui, con fare diligente.
L’artigliatore alitoso al mio fianco ignora il mondo intorno, e prosegue
-Vorrei un consiglio sul titolo del mio prossimo libro, mi fa, parlandomi all’orecchio destro.
-Un cubalibre, rispondo al cassiere, se volessi un havanaecoca direi un havanaecoca.
-Pensi che il titolo Finoinfondo possa andare bene? incalza l’indesiderato come se io e lui fossimo soli in un ascensore.
-Sai com’è molti non lo sanno e quando vedono lo zucchero…sì lamentano, fa il cassiere per amor di precisione
-Non temere conosco la differenza
-Che ne dici allora, i capelli corti ti donano, che ne pensi del titolo?
-8 €
Estraggo il danaro, pago, aspetto le bevande.
Dovrei togliermi di lì c’è gente dietro, che aspetta per chiedere e pagare, faccio cenno a mia cugina di spostarci. Ma lui mi trattiene. Mi riprendo il mio braccio e me lo tengo con l’altra mano come se fosse rotto..
–Allora che ne pensi?
Rispondo, beh non avendo letto il libro….ma sì va bene. E’ un titolo perfetto, come il tessuto di jeans sta su tutto. Finoinfondo va bene, sia che si tratti di una storia d’amore, sia per un thriller, sia per un hard core erotic book.
-Dici davvero?
-Certo, non direi mai nella vita una cosa solo per farti piacere.
Me ne vado dandogli le spalle. Lui resta lì al bancone col suo bicchiere di vino. Ha l’aria di chi sta controllando l’espressione facciale tentando di conferirsi spessore.
Mi scrollo di dosso il suo odore, mi distraggo e bevo poi rovisto nello zucchero di canna sul fondo del mio bicchiere. Dico cazzate per alleggerirmi l’aria e perchè in fondo non è ancora mezzanotte.
La musica è di quelle che devi gridare. Sento un brano da The committments.
Divido una pizza con i soci, faccio pipì un paio di volte. Sulla porta del bagno leggo il mio nome e non ricordo quando l’ho scritto. Cioè c’è la data, ma non ricordo d’averlo fatto.
Ad un certo punto l’indesiderato si schioda dalla sua postazione, e mi passa accanto: sta andando via. Mi saluta, comincio a sospettare che abbia una mano artificiale e che è calibrata male, per questo non dosa bene la forza. All’orecchio mi sussurra: ti è arrivato un messaggio.
Inorridita torno alle elementari e aspetto che esca dal locale. Leggo il testo con timore: Sei speciale.
Mi chiedo come possa l’essere umano essere così refrattario a percepire i segnali dall’esterno.
Ordino un havanaecoca, parlo coi soci. Rido del tipo ormai lontano. I soci mi mandano messaggi di scherno con numeri sconosciuti. Sei unica.
Comincio a sentirmi cinica e di solito non lo sono.
L’indesiderato è tenuto lontano da tutti quelli che lo conoscono, in genere. A volte ci parlo perché mi fa pena, perché, penso, nessuno si merita la solitudine.
Ma mi devo per forza far piacere tutti?
Penso a quanto non mi piaccia il cinismo. Incolpo lui che me lo impone.
Ordino un rhum per liberare pagly a malos e vado fuori a fumare sotto la pioggia.