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nothing to talk about - niente parlare circa

written by il mercoledì, luglio 30, 2008 in: uteog, nuovapolis

E' solo che corro alle indecisiadi spesso. Ecchè sei cancro, direbbe lei, io ribadirei che a queste cose non ci bado, salvo pensare, di nascosto, che però un poco di ragione ce l'ha. Oggi ho dato una testata in uno spigolo, giusto per restare in tema, e in seguito sono diventata molto loquace di surrealtà. Ho preso le mie cose da una casa, e le ho portate con me a comprare il croccante accacao quotidiano.
Accade nella realtà che prima di un pranzo si ringrazi il signore, accade poi che io mi sbalordisca per questo tanto quanto per il fatto che l'esercito dovrà presidiare le nostre città, come se fossimo a bogotà. Ho una multa che è lievitata a 260 euri ma non mi spetta, dannazione. Questa pazza cifra qua, non è mia... canto. Non ho intenzione di pagarla, verrò a piangere da voi quando lieviterà come un plumcake fino a 500 euri, che detto tra noi sossoldi! E 5 punti sulla patente. E andavo a sessantasei km all'ora! Probabilmente se fossi andata a 180 adesso avrei avuto l'ergastolo. O 30 anni di lavori forzati, tipo fare l'uomo risciò, the rick show man, a calcutta. Sono nelle mani del mio avvocato.
Ho assorbito calore a napule e adesso lo emano. Funziono come un accumulatore. Ieri ho portato la mia pipì alla asl, con l'idea che possano farne buon uso. L'ho lasciata lì di buon ora, non prima di averle fatto fare un giro in lambretta a pavoneggiarci e goderci le 8 e trenta di mattina fresche e soleggiate.
Un brano dice: metto sul piatto il mio cuore, tu cosa metti, tu non ce l'hai un cuore. E io mi sono sentita chiamata in causa.
Calza.

pagly @ 00:40 | commenti: commenti (29)(popup)

ce ce ce ceing feis end drims

written by il martedì, luglio 15, 2008 in: au du iu sei

Essè l'abito non fa il monaco non è vero neppure il contrario.
Insalatona è una delle parole che non mi piacciono. Non mi piace nemmeno l'espressione pour parler o come cavolo si scrive. Non adoro i francesismi, ma detesto di più gli idiotismi, il calcio malato ed i finali da giornalistuncoli. Quegli inquirenti che brancolano nel buio, me li vedo fisicamente a tastare l'aria in cerca di soluzioni che non si trovano, di colpevoli nascosti...mi piace il martini bianco, ma solo di mattina e pomeriggio, le sigarette invece solo di sera. E non odio l'afa, mi fa pensare di essere in un'unica grande pancia incinta insieme agli altri cittadini...che però si esauriscono presto e rispondono male per hobby, abitudine e dovere. Allora il mio sport di questi giorni è quello di far sì che sbraitino pubblicamente poi sorrido loro e gli dico con tutta l'innocenza che so fingere: bene, non c'è bisogno di arrabbiarsi, le pare?

Ho scalato una rupe due giorni fa, mi fanno ancora male le gambe, cammino come se non avessi le giunture oliate nelle ginocchia. E scendo le scale come se non le avessi affatto, le ginocchia.
Vernissage è una parola che non mi piace perchè mette in difficoltà le persone che non la conoscono e inchiattilla beandoli quelli che la pronunciano. E' un termine antidemocratico.
Dispoticamente riscriverei l'intero dizionario se avessi abbastanza carta, tempo memoria e fantasia e bambini da utilizzare all'uopo. O degli scribacchini alle mie dipendeze. Depandance è un altro termine da depennare, porca puttana, fa troppo biutiful, ridge e compagnia bella. Con un po' di soci farei quello che faceva il nemicoamicosegretario di mussolini, Starace, detterei le mie regole per un uso più consono e fantasioso della lingua. Linguando ex novo, togliendo l'abuso, l'abuso edilizio, i matti da legare, le mele marce, i fuochi di paglia, i rifiuti urbani, le mezze misure, i cicli economici, il dollaro al barile e finalmente anche wall street.
Svecchiando il nuovo e snuovando il vecchio.
V'ho convinto? Così è, se mi pare.
Era solo per gettarvi fumo negli occhi, per non farvi vedere tra papaveri e cavoli che avevo cambiato l'header. La testata.

 

pagly @ 01:39 | commenti: commenti (43)(popup)