il solito, grazie
Ieri sera avrei avuto millemila spunti per scrivere, ma la stanchezza mi ha suggerito di ripormi e dormire. Avevo la secchezza delle fauci di certi fumi e la sete di certe cene salatemente condite, aggiunte di dolci pannanutellosi e grappe per fingere che no, non hai mangiato troppo.
Al tigicinque era vera la notizia che finalmente il maltempo se n'è andato via dall'Italia, resta solo sulle regioni tirreniche, dice beandosi quel giornalistuncolo, ma la pioggia a volte quando ci hai altri cazzi non tanto semina il malcontento. Che ci pensano gli altri cazzi a seminarlo. Certi giorni il futuro si delinea così chiaramente che quasi ne ho paura. In altri quello stesso disegno è solo una cartolina priva di una minima consistenza. Fumando mi sono ricordata di Pannocchione e non ho parlato che di lui. Pannocchione era uno dei nemici di Nanà supergirl, che in giapponese si chiama Nanako SOS. Pannocchione disponeva di un elicottero verde militare a due eliche, e aveva un'insana passione per le pannocchie di granturco. Di Pannocchione sembrano non esistere immagini in questa rete immensa. Lo serberò nel mio cuore.
Intanto, l'aria intorno...mi piacerebbe sai sentirti piangere. Questo mi gira in testa perchè dopo l'ennesimo concerto Kuntziano, ho dato un nuovo senso a ciò che ne aveva avuti già parecchi. Un nuovo senso a un brano vuol dire anche una nuova faccia a cui abbinarlo. E una nuova sensazione di tristezza a fare da sfondo. Con difficoltà abbino il sentire interno, l'apparire esterno, e l'immanenza dei contesti. Sfondo fisso, queste vignette differiscono per 100 piccoli particolari, qualche piega nella pelle, un neo, un bicchiere di lacrime in più, un pezzo di terra sotto i piedi in meno. Sorrido dei sorrisi altrui, delle felicità di chi amo. Aspetto il mio turno. Ma sento qualcosa che inaridisce. Poi però, se una cosa l'ho imparata è che è tutto un rimescolamento di carte.









