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lunedì, dicembre 17, 2007 in:
visioni,
spleen,
pagly
Secondo Frida Khalo il surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone nell'armadio dove si voleva prendere una camicia.
O un gruppo di gazzelle che si svegliano ogni mattina nella savana e cominciano a correre per sfuggire agli ultimi modelli di pret-a-porter.
Ieri sono andata dal nonno per il solito pranzone domenicale. Camminavo galleggiando perché nell’ipod era uscita wishlist, che mi mette sempre il sorriso. Camminavo, come se la realtà che mi costruisco alle spalle giorno per giorno non esistesse. Ignoravo che in fondo alle scale avrei trovato un piccione morto.
Il surrealismo pur avendo una parvenza molto attuale è figlio degli anni 20. Frida in qualche modo aveva dato il suo contributo, anche abbastanza biografico alla corrente che va sotto questo nome, includendo nei suoi dipinti l’immagine di sé e delle proprie sofferenze. Sullo stesso piano.
Il piccione morto è il peggio del peggio che possa capitare a Pagly. Ad eccezione del piccione ferito.
I pennuti e il surrealismo non hanno molto in comune. Anche se Magritte, ce ne ha propinato un paio in Chiaroveggenza del 1936 in cui rappresenta sé stesso che dipinge un pennuto e in La grande Famiglia del 1963 in cui il pennuto è fatto di cielo. Una specie di metonimia su tela.
Ieri dal nonno ho bevuto solo acqua perché reduce dalla sbornia della sera prima.
La sera prima ero stata ad una festa dove non avevo appetito ma solo sete. E un vestito viola. Non mi sono occupata di questioni estetiche e morali. Quando mi disseto troppo tendo a ignorare le prime e violare le seconde.
Succedendo al decadentismo che aveva al centro la crisi di valori e certezze nell'uomo che si sente in contrasto con la società che lo circonda, il surrealismo rivaluta il sogno, l'irrazionalità, la follia, gli stati di allucinazione, cogliendo l'essenza intima della realtà.
Non sono una storica dell’arte ma secondo me è come se il surrealismo si svegliasse un giorno e dicesse: sorpasso la realtà rendendo possibile attraverso l’arte ciò che la ragione definisce impossibile.
Non ho mai avuto la fase decadente di contrasto con la società, ma fin da piccola ho disegnato cose inesistenti. Non stavo inventando niente.
Credo che ogni bambino sia surrealista. Poi con l’educazione viene orientato al realismo. Alla cruda realtà. Puttanelemaestre. La follia è surrealista. Quelle cose che non stanno né in cielo e né in terra. Ma che cominciano ad esistere nel momento in cui uno le dice, vede, grida.
Quando ero su dal nonno, gli ho detto, nonno, provvedi a che qualcuno rimuova l’uccello. In fondo è pur sempre un cadavere. Potrebbe attirare qui altri animali. Tipo gli avvoltoi.
Prima di andare alla festa un ragazzo che viene sul blog mi ha riconosciuto per strada. Come fossi una rockstar. Ma io non lo sapevo. Quindi non ho potuto essere rockstar nel momento in cui lo ero, ma solo dopo, retroattivamente quando il ragazzo in questione mi ha lasciato un messaggio.
Si dice che il mondo di Chagall fosse colorato, come se visto attraverso una vetrata.
La perfezione per me sarebbe rappresentata da una vetrata a forma di palla, una vetrata rotonda con me dentro. Trasparente per vedere, colorata per vedere più bello, infrangibile per non fare del male alle persone.
pagly @ 18:53 | commenti:
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