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incipitto!

written by il lunedì, aprile 23, 2007 in: bloggers, pagly, uteog
Contoquantokuntakinteeinquantokuntakintecanto.
La bella Shiny, mi invita gentilmente a dire i 5 incipit dei libri che m’hanno in qualche modo influenzato l’essere, o la vita, o che semplicemente mi sono rimasti dentro, da qualche parte, tra le molecole, o nelle molecole…per via dell’osmosi, e i biologi lo sanno bene.
E io lo faccio volentieri, che a parlare di libri ci si guadagna sempre, e si spera di farci guadagnare.
Pesco nella memoria contraffatta dalle sostanze, che questo, come lo si vede dal tag è un post uteog. E guardo i dorsi dei libri in un ordine alfabetico che tende a disfarsi, come la panna delle torte dopo due giorni in frigo.
Due già li so. Che per qualche motivo mi tornano cari alla mente. Gli altri ci penso e qui sotto riporto. Sono tutti libri letti  tempo fa, però e aggiungo che tra questi ci avrei inserito Porci con le ali, se non l’avessi perso…che su internet ci sono solo incipit di mezzo rigo. L’avrei inserito perché quando l’ho letto, eravamo simili, io e loro.
 
Generazione x – Douglas Coupland
(perché m’ha fatto desiderare la fuga nel deserto e una vita lenta a scrivere e raccontare)
Una volta, verso la fine degli anni Settanta, quando avevo quindici anni, ho speso fino all’ultimo centesimo dei miei risparmi in banca per salire su un 747 e attraversare il continente fino a Manitoba, nelle sperdute praterie canadesi, per assistere a un’eclissi totale di sole.
 
Cronaca di una morte annunciata – Gabriel Garcia Marquez  
(perché poi ho scoperto il magico realismo)
Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5.30 del mattino per andare ad aspettare il bastimento con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d’uccelli. “sognava sempre di alberi” mi disse sua madre 27 anni dopo nel rievocare i particolari di quel lunedì ingrato.
 
Il signore delle Mosche - William Golding
(perché alla fine ho pianto e perché c’è la perdita dell’innocenza)
Il ragazzo dai capelli biondi si calò giù per l'ultimo tratto di roccia e cominciò a farsi strada verso la laguna. Benché si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Tutt'intorno a lui il lungo solco scavato nella giungla era un bagno a vapore. Procedeva a fatica tra le piante rampicanti e i tronchi spezzati, quando un uccello, una visione di rosso e di giallo, gli saettò davanti con un grido da strega; e un altro grido gli fece eco.

Altà fedeltà -  Nick Horby  
(perchè è stato il primo dei libri musicali, che di lì in poi ho cominciato a comprare e leggere)
Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti tra le prime dieci, ma no c'è spazio per te tra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.
Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale. 
 
L'opera struggente di un formidabile genio - Dave Eggers
(perché durante ho riso e pianto epperchè mi sono rimaste nel linguaggio alcuni modi suoi)
Di là dalla finestra alta e stretta del bagno il cortile di dicembre è grigio e triste, gli alberi si stagliano calligrafici. Fuori, il vapore di scarico dell'asciugatrice si alza in pesanti volute, sfilacciandosi e avviluppandosi nel cielo bianco.
La casa è un bordello totale.
Mi tiro su i pantaloni e torno da mia madre. Attraverso il corridoio, supero la lavanderia e di lì passo in sala da pranzo. Mi chiudo la porta alle spalle, smorzando il rumore delle scarpe di Toph che rotolano dentro l'asciugatrice.
"Dov'eri?" dice mia madre.
"In bagno" rispondo.
"Mah..."
Sta catena la passo a...mumble mumble Bobbin, che è un blogger gentile e che non mi manderà affanculo per questo e a Piccolok, se non gliela hanno già passata.
 
pagly @ 10:20 | commenti: commenti (42)(popup)

eppur si muore

written by il giovedì, aprile 19, 2007 in: viaggi, nonsense

pecorelle -sarteanoche si parte alle 9 di sera da napule e s'arriva di notte a toscana..
che la gente con cui vado è inedita...che si vede la casa immensa e si apre il vino per inaugurare il uicchendo.
che la toscana è bella e sembra che il verde l'hanno inventato qui, con tutte le gradazioni, che ci si sveglia e fuori ci sono le pecorelle stese
che andiamo a siena e piazza del campo sembra un grande letto, per stendersi e poltrire come le pecore di prima.
che gli uccelli in questa città sembrano pazzi, svolazzano avanti e indietro, senza motivo, che se ti concentri fingi che non ci sono...ma giaci con la paura.
che c'è un capello nel gelato, ma non lo riesco a buttar via...che i Pici sono una pasta buona, e il vino  è come il bianco o il nero, va su tutto.
che se canti per strada di notte insieme alle amiche ti vedono pazza, ma non più di tanto...
che se non siamo stanchi andiamo a un concerto all'ex ospedale psichiatrico...
che al ritorno ci si perde e non troviamo più Sarteano, ma città di castello...umbria…che la notte però è lunga, fino a che diventa giorno.
che all'alba ritrovo il letto...insieme a un po' d'affetto. che mi sveglio mentre gli altri mangiano salame, che mi bevo il latte, e poi il vino...che lo stomaco è avvezzo...
che si canta tanti auguri...eppoi è gia domenica pomeriggio...Autostrada Roma-Napoli-15/04/2007
cha a un certo punto ci si ferma sulla napoli-roma per due ore tre...che si scende dalle macchine e si gioca coi nastri viola....che si chiama a casa...non si va avanti nè dietro...che si regala l'acqua e si aprono i biscotti all'anice...che si accende la radio e si prende atto che un camion si è ribaltatato davanti a noi...perdendo il carico di polli vivi...
che non ci ho il coraggio di andare a vedere il pollame che si sparpaglia...e scappa via libero e felice.
che l'autista è morto....che fa buio del terzo giorno....
che arrivo a casa di notte....che entro, e poi esco che m’aspettano guarda caso alla Festa della Madonna delle Galline a Pagani, che si balla la tammurriata e si compra vino a 50 centesimi nei bicchieri di plastica...
che 5 euri sono sei vini e un paio di carciofi arrostiti....
che non sono per niente stanca...che il tempo è scandito dalle nacchere...e la gente sembra che domani non è lunedì...
che quando mi poso nel letto sono già addormentata. Eppur si muore.

pagly @ 14:06 | commenti: commenti (37)(popup)

postnonpasquale - goddamnme!

written by il mercoledì, aprile 11, 2007 in: nonsense, uteog
Notte di mezza primavera, che quasi quasi non ti serva la giubba!
Joint.
Poi un altro, che c’è traffico.
Una strana fissa, singolare, nasce l’insana proposta: uè perchè non andiamo a vedere gli Isotopi di Springfiled?
Mi guardano strano, e rispondono Mumble mumble. Meglio una Guinness.
Guinness sia. Ci sediamo fuori che l’aria è doce! Tre pinte thanx. Carmela ce le porta e si ferma a chiacchierare. C’è casino stasera. Però si respira tipo lov is in di eir.
Uè perchè non facciamo una colletta e ci compriamo gli Isotopi di Springfield?
Mumble. Tsk tsk.
Oppure andiamoci a bere l'assenzio!
Allora Assenzio sia, per soprassedere sugli Isotopi, che a me a dirla tra due virgole, mi sembra davvero una buona idea. Ma vabbè, accantono per ora, e mi dirigo cogli amici del quore, fino a quel bar con le Scimmie che lo elargisce. Acqua? No liscio.
Bleah, fa una vampa nello stomaco...la vampa delle impressioni.
Cacchio. Mo c’ho un buco. Il buco cresce. Potrei imploderci dentro come una stella giunta alla fine. Che poi è l'inizio di un buco nero, ma forse cautamente sto confondendo le acque e l'astronomia.
Fame. Torniamo al pub, panino. Si chiama V road (vurod). Belli i desideri realizzabili con 3 euri.
Ancora una Guinness, per mandarlo giù. Ancora fame, per via del buco di prima.
E l’ottima idea si ripropone in veste arricchita: perchè non ci mangiamo gli Isotopi di Springfiled?
Altro panino per Pagly!
Ma poi al bancone, che ci conoscono e abbeverano ogni settimana, tramano contro quella fissa, cosa vi offro?
Tequila sale ellimone. Eppoi, un’altra?. Perché no.
E il ritorno è steso, camminato e lontano che non c’era posto per parcheggiare. La macchina è più in là del porto, sotto i ponti. Passo, passo, passo, mi guardo i piedi, Joint, esausti, come il corpo che conducono. La testa invece sembra volare di tasca propria.

Ci ho pensato bene agli Isotopi di Springfield, li dobbiamo bere! La soluzione è in me. Ma non c’è un problema.
Poi quasi casa. Serva un cappuccino. Sostiamo al bar, con l’ultima sigaretta.
Ogni tanto è così, e checchè se ne dica alla tivììì, fa bene.
E gli uccelli maledetti già casinano, forse è ora di riporsi, gudnait.
pagly @ 10:33 | commenti: commenti (47)(popup)