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Hush now baby, baby, don't you cry

written by il giovedì, dicembre 28, 2006 in: pensieri, spleen
Del silenzio, e come di consueto in certi miei post, degli altri demoni.
Vago, e in casa fa freddo. Mi giro e capisco forse per la prima volta che ho paura del silenzio. Ma non del silenzio in generale. Temo quel silenzio che ti da modo di sentirti sola. E allora accendo la radio di mattina dalle 9 alle 12. Nel primo pomeriggio, mentre lavo i piatti, sento Stephanie che dice a Brooke che suo padre è andato a letto con Taylor. Dalle tre in poi il sottofondo è quello che scelgo ma in modo casuale: i Tunes diventa maggiordomo servizievole e mi propone su piatti cromati musica da serbatoi previamente riempiti di scoperte casuali, consigli, o preferenze radicate. Capita che mi metta piccole chicche come (Do You Wanna) Come Walk With Me? Una cosa delicata Di Isobel Campbell e Mark Lanegan. E proprio per il silenzio me ne accorgo, la noto, la rimetto, la risento. Come si chiama poi quella sensazione? Malinconia? No.
Mentre ancora ci penso, il fedele servitore accuratamente sceglie Make you move, dei Delgados. Forse è solo chimica. Francamente non so sull’orlo di cosa sono, ma ci sono. Nel silenzio che evito. Forse dovevo scrivere invece di quel silenzio che mi piace, quello di cui diceva Mia Wallace nel solito Pulp Fiction È solo allora che sai di aver trovato qualcuno di davvero speciale, quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.
Magari la prossima volta.
 
Better listening.
pagly @ 14:34 | commenti: commenti (50)(popup)

Te piac' o' presepio?

written by il sabato, dicembre 23, 2006 in: nonsense

Cari tutti, so che in questo blog manca un po' della debita e a volte cancerosa aria natalizia e dato che non sono nè una di quelle che odia il Natale, ma nemmeno una di quelle che si perde dietro le decorazioni e che sviene di fronte e nuove e luccicanti palle, ho deciso di porre rimedio in maniera decorosa proponendo un assemblamento presepiale elaborato con l'aiuto di tre cari amici.
Vi presento Stewie, il mio nuovo compagno di stanza, nei panni del Bambinello, Gaetano l'Irlandese, che indossa le vesti della Vergine, e Babbo Natale, in una interpretazione di Giuseppe tanto magistrale che io stessa stento a riconoscerlo.
Ecco a voi il Presepe in casa Pagly.

Tanti auguri a tutti.

presepebetter listening: Presepio imminente - Elio e le storie tese

 

pagly @ 10:50 | commenti: commenti (33)(popup)

Confessione semicompleta

written by il lunedì, dicembre 18, 2006 in: viaggi

Ho promesso che non avrei rubato nulla a Dublino, giacchè gli irlandesi mi sono simpatici, e giacchè la parentela vive lì e in parte è autoctona...e dato che m'ero dichiarata pentita e vergognosa per gli ultimi, copiosi furti.
Ma poi ho dovuto confessare che dinanzi alla scoperta di un Virgin Store non ho resistito.
Il mio animo furtivo è andato in fibrillazione e non ho potuto più dominarlo dinanzi a questo articolo.

Adoro i System of a down, e l'imperativo in copertina m'è sembrato categorico, e non mi ha lasciato alcun dubbio interpretativo...
e poi lo confesso...ho sempre sognato di ubbidire a quella scritta.
lo so lo so sto cercando di attenuarmi.
La mia mente obnubilata dal comando impresso nero su bianco non ha saputo opporsi, ma prima di giudicarmi ladra e mariola, come dopo il post Post London, vi propino un'altra attenuante.

Dicevo, se uno lo compro e uno lo prendo, sono ladro a metà. Anche perchè quello che mi riesce meglio al mondo è andare a pagare una cosa alla cassa rubandone un'altra. E detto tra noi è anche il modo migliore per non farsi sgamare...
Ecco qui, la prova, che per metà sono onesta.
Come in una pubblicità vecchia del Dixan, a sinistra il mio...scolorito e usurato, a destra quello nuovo nuovo, che credetemi, HO PAGATO!

 

 

 

 

 

 

Better listening: Simple things: Belle & Sebastian

pagly @ 10:36 | commenti: commenti (32)(popup)

Stream of travelness

written by il martedì, dicembre 12, 2006 in: pensieri, viaggi

Un aeroporto sbagliato, un tassista criminale,un voto per prendere il volo. Due giorni di pioggia due di sole uno così così. Mai vista tant'acqua, ma fuori fa freddo? Il nuovo giardino. Questa è Henry Street, quel coso è d'acciaio, trecento metri. Andiamo da Penny's, la taglia 8-10, nera non c'è, prendo 10-12, qui sono grassi, un cappottino da 21 euri, una magliatta da 4. Uh c'è un Virgin, devo rubare? Uno lo compro e uno lo prendo. Reservoir dogs. A life pursuit. Animali giganti. Il 78A, saliamo al secondo piano, c'è traffico a quest'ora. Qui la birra la fanno loro, Temple bar, questo è l'hotel degli u2. Avete poster di Clint Eastwood? Ballyfermot please, where? Ballyfermot please! WHERE? Sgrunt. Uh, l'orso che abbraccia, Grafton addobbata, il Trinity è grigio, e Molly è bagnata. Un paese sperduto, do U have fruste per cavalli? Una casa sull'albero, non fumo dal 5 dicembre, ho le scarpe bagnate. Un cane irlandese, un pane tostato, con burro salato. Qui vendono argento, il mercato coperto, quest'uomo mi ha fatto il piercing 5 anni fa. La busta è inzuppata, la carta si sfraia, facciamo una foto, fate un sorriso. Mutandine coi cuori, calzini a maiali. Un pile rosa, Collane da Claire's, questo bar era una banca, accendo il camino? La carne è buona, il latte pure, le mucche felici. Andiamo da Carrols, le palle con la neve, papà, cugini e sorella. La guinness fa bene alle donne incinte. Questa birra la fanno a Cork, Maria fa le cotolette e si prova i vestiti di Rosa. Seamus guida al contrario. La macchina lunga. Andiamo a dormire, piccole gag, ridiamo dicendo ahuahuahuahua. Strani parenti. La solita Irlanda. Sempre uguale, sempre amore.

Better listening: Little green bag - The george baker selection

 

pagly @ 21:17 | commenti: commenti (35)(popup)

a spasso con daddy

written by il martedì, dicembre 05, 2006 in: viaggi, pagly

Parto, ma questa volta, parto in viaggio con papà. Lui fa il fonditore e non ha mai preso l'aereo. Racconta sempre di una volta che era militare e si rifiutò di prendere un velivolo fatiscente contro tutto e tutti. Andiamo a Dublino. Domani, per me sarà la quarta volta, per lui sarà la prima in cui metterà piede a casa di sua figlia, l'altra.

L'ho convinto dicendogli che se l'aereo cadeva e io morivo, lui si sarebbe pentito di non averlo preso con me.
Mi ha detto che immagina l'Irlanda come un posto con tutti  pub, e due tre negozi in cui vendono tutto. Pensa che non troverà cibo a sufficienza, nè generi di prima necessità, a parte la birra, ma solo un sacco di pecore, e poche case. Però sa che è verde perchè l'amico di Tex Willer impreca sempre dicendo per la verde Irlanda. L'altro giorno gli ho fatto vedere Dublino su Google heart, e si è stupito che fosse su un'isola, anche se gli è stato detto e stradetto. Ma l'immaginazione è sempre più forte di qualunque cosa ti dicano e ti mostrino fino a quando non ci sei dentro, sopra, a lato. Eppure talvolta io nemmanco dinanzi a li fatti m'arrendo al vero, che il mondo immaginato ha più colori, cose insane, tratti perversi, voli senza ali, cristalli magici, lunghi addii, parole scolpite, cuori volanti, e pupazzi animati, rispetto a quello reale. E le casette sono colorate come a Galway.

Vado, e torno...e prometto di non rubare.

pagly @ 20:56 | commenti: commenti (25)(popup)

tre minuti di: agenda setting

written by il venerdì, dicembre 01, 2006 in: pensieri, 3 minuti di

Non so voi, ma a me quegli applausi che accompagnavano lo svenire del nano malefico mi hanno fatto suonare un campanellino nella testa. Li ho trovati innaturali per un contesto che non era un teatro con un sipario ed un pubblico pagante. Chi parla sembra sentirsi male e io spettatore non stupisco, non taccio per capire cosa accade, ma applaudo.

E non voglio dire che lui abbia architettato il malore, sarebbe il mio genio del male preferito, ma lo ha usato bene. Ha asservito il calo di zuccheri e di pressione alle esigenze di orientamento dell'agenda mediatica verso il due dicembre. Mi piace pensare che sia dal letto dell'ospedale che ha ordinato le bandiere fantoccio dell'uddiccì...per camuffare i suoi da altri...e spostare virtualmente e quindi realmente persone fisiche da Palermo a Roma... come se fossero semplici voti.

Vorrei svegliarmi, domani, bella, riposata e felice, in un mondo di merda dove 400 morti (per carità, nessun italiano!!!), siano vagamente cosa da primo titolo di un qualunque telegiornale nazionale. Ma le Filippine in questo periodo dell'anno sono veramente lontane, non riguardano la finanziaria, non sono cuccioli abbandonati, e quei cadaveri che mo stanno nei sacchetti di plastica, non sono morti di camorra... Non rispettano i crismi delle parole chiave, e così sia.

better listening: L'avvelenata - Francesco Guccini

pagly @ 13:55 | commenti: commenti (36)(popup)