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written by il venerdì, novembre 07, 2003 in: storie

 

Particolari inutili, miniature che arricchiscono il palcoscenico dove incessantemente, frettolosamente ci si muove.

I piccoli mondi nell’universo principale sostano sul confine dell’invisibile, del non percepito.

Ma di tanto in tanto qualcuno viene notato, e sale sul proscenio dall’entrata di servizio.

Magari per poco.

Ho guardato per un periodo una finestra grande al secondo piano di una casa arancione. La guardavo ogni giorno dall’autobus. Alle sette e dieci di sera c’era sempre una figura dietro ai vetri.

Mi chiedevo chi fosse, e se stesse lì anche in altri orari. Rassicurante, inquietante. Forse un vecchio solo, o un’innamorato in attesa. Immaginavo pensieri, malinconie, paure.

Non è mancato mai, per più di un mese all’appuntamento fisso.

Poi ho smesso di prendere l’autobus delle sette. E il piccolo mondo è retrocesso.

Scomparso, con il suo abitante solitario.

 

Era un vaso di fiori.

Fiori di plastica gialli e rosa. Senza pensieri nè aspettative.

L’ho visto quando, complice il censimento sono andata casa per casa.

Un vaso di fiori. DI PLASTICA!!!

Sicuramente non innamorato, né solo, né in attesa trepidante.

Piccolo mondo frainteso, dall’autobus delle sette.

pagly @ 12:32 | commenti: commenti (6)(popup)